Premio Antonio Garzya 2017 – Proclamazione del vincitore

La Commissione esaminatrice designata per l’assegnazione del Premio Antonio Garzya, bandito il 10 giugno 2017 dall’Associazione Italiana di Studi Bizantini (AISB) per una tesi di laurea magistrale/specialistica di argomento bizantinistico, si è riunita in data 19 febbraio 2018. Dopo approfondita discussione, la Commissione ha stabilito all’unanimità di assegnare in ex aequo il Premio Garzya al

dott. Luca LANDRISCINA

per la sua tesi dal titolo

Matteo Asen Cantacuzeno: biografia ed edizione degli opuscoli indirizzati alla figlia Teodora

discussa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

e al dott. Marco MUNARINI

per la sua tesi dal titolo

Ripensare il bello. L’uomo tra scrittura e filosofia nel Dione di Sinesio di Cirene

discussa presso l’Università degli Studi di Padova

La proclamazione ufficiale è stata effettuata in occasione dell’ultima Assemblea dei Soci del 20 febbraio 2018

Abstract Landriscina: Il presente elaborato si propone di delineare un quadro biografico aggiornato sulla figura di Matteo Asen Cantacuzeno (1325ca-1383), imperatore bizantino figlio primogenito di Giovanni VI Cantacuzeno, di fornire un prospetto dei testimoni di tutte le sue opere e, infine, di offrire l’edizione critica con traduzione italiana dei due opuscoli indirizzati alla figlia Teodora, Περὶ φιλομαθίας (De scientiae amore) e Περὶ τῶν τριῶν τῆς ψυχῆς δυνάμεων (De tribus virtutibus animae); questo secondo testo di natura medico-filosofica è corredato da una presentazione più dettagliata e da note di commento volte a metterne in luce la dipendenza da alcune fortunate teorie dell’antichità.

Abstract Munarini: Il Dione di Sinesio di Cirene è un’opera che colpisce immediatamente per la propria polimorfia, ponendo il lettore moderno di fronte a una difficile sfida ermeneutica. Fu proprio il fascino di quest’opera, manifesto culturale bizantino, a catturare l’interesse di Antonio Garzya a partire dagli anni ‘60, dando avvio a un vasto studio e a un dialogo appassionato che coinvolgerà il filologo partenopeo per tutta la vita, legandolo indissolubilmente al nome del Cirenaico. Muovendo da una critica letteraria attorno la figura di Dione Crisostomo, Sinesio dà avvio a una scrittura molteplice che si diffrange su più piani di lettura, da quello politico a quello parenetico, cambiando spesso registro e genere. A tenere assieme le fila di una scrittura esplicitamente ispirata al mutevole Proteo è la costante difesa dell’ἐγκύκλιος παιδεία e del proprio modello intellettuale. Esso si fonda sulla sintesi tra retorica e filosofia, polarità diverse di un’unica esperienza tra le quali si devono muovere l’ascesi filosofica, l’azione politica e il godimento estetico. Il presente lavoro mira a indagare per la prima volta proprio quest’ultimo aspetto: l’obiettivo è far emergere l’estetica della retorica e interpretare sulla base di essa la polimorfia della scrittura sinesiana. Nel Dione Sinesio esalta la grazia dei discorsi retorici (καλοὶ λόγοι), la quale è in grado di suscitare nell’anima del lettore un piacere estetico del tutto simile a quello che nel Simposio suscitava la vista dei bei corpi. Essi divengono così punto di partenza di un percorso anagogico e, novità assoluta, punto necessario di ritorno. Il Dione pone la scrittura come esperienza totale: l’arte del retore permette alla parola di adattarsi a contesti diversi e di assumere espressività sempre nuove, permettendole di abbracciare le diverse espressioni del sapere e, soprattutto, di esprimere la molteplicità della natura umana: ποικίλον ἡ φύσις ἡμῶν. Partendo dall’analisi storico-culturale dell’opera proposta da Garzya e dalla critica successiva, è stato condotto un confronto puntuale con il Fedro, modello formale e teoretico dell’opera, e con la tradizione estetica neoplatonica. Ciò ha permesso di disvelare man mano il processo di ἐπίκρυψις letteraria con cui Sinesio, con gusto bizantino, costella il Dione di riferimenti letterari, che rendono l’opera stessa un καλὸς λόγος e che ne costituiscono la giustificazione teoretica. È emerso uno straordinario intreccio di fonti diverse, che forniscono importanti dati sulla circolazione dei testi e sui rapporti tra Alessandria e gli altri centri di cultura tra IV e V secolo, evidenziando la necessità di rivedere lo schematismo moderno. Per Sinesio, farsi apologeta della bellezza delle lettere non è esclusivamente un’operazione culturale, bensì il risultato di una necessità esistenziale: esprimere e mantenere viva nella cultura bizantina la caratteristica sensibilità greca per la forma, quell’amore per la meraviglia da cui muove ogni forma di sapere.