Il Distretto Rotary 2100, col patrocinio culturale e scientifico dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini (AISB), ha bandito nel 2014 un Premio di euro 1000 (al netto di ogni onere) da conferire all’autore di una tesi di Laurea di secondo livello (Magistrale/Specialistica) o dell’ordinamento quadriennale in vigore prima del DM 509/99, che affronti una tematica relativa alla presenza e alla eredità della civiltà bizantina in Italia, in tutti i suoi aspetti. Il Premio ha lo scopo di valorizzare una parte importante delle radici culturali dell’Italia fra VI e XV secolo e di premiare l’impegno culturale delle nuove generazioni.
Il premio è stato conferito alla dott.ssa Silvia Leggio per la tesi di laurea Cortona e Bisanzio: Frate Elia e la stauroteca eburnea della chiesa di San Francesco, discussa presso la Sapienza Università di Roma.

Abstract: “Riscoperta” alla metà del XVIII secolo dall’erudito Filippo Valenti, la stauroteca in avorio conservata nella chiesa di S. Francesco a Cortona è tra le opere suntuarie più prestigiose prodotte a Costantinopoli in epoca mediobizantina. Secondo la tradizione, il reliquiario fu portato nella città toscana da Frate Elia alla metà del XIII secolo: il francescano, passato negli ultimi anni della sua vita dalla parte di Federico II, di cui divenne consigliere fidato e prudente, lo avrebbe ricevuto in dono da Baldovino II o dall’impertatore Giovanni III Vatatze nel corso di una missione diplomatica in Oriente, alla quale era stato chiamato dallo Svevo in persona. Le testimonianze scritte non ci permettono tuttavia di attribuire a Elia un ruolo sicuro in tali vicende, né tantomeno di legare a un suo intervento la croce metallica che attualmente scherma la reliquia: applicata, molto probabilmente, al pannello eburneo in concomitanza con il suo arrivo in Occidente, essa non è riferibile a maestranze bizantine, trovando piuttosto i suoi immediati raffronti in alcuni oggetti in oreficeria prodotti in Europa nella seconda metà del Duocento. Databile alla metà del X secolo grazie alla menzione nelle iscrizioni incise sul verso di u imperatore Niceforo – quasi sicuramente Nicefono II (963-969) – la stauroteca di Cortona si distingue per la singolare natura del suo materiale, l’avorio, che concorre a renderla un unicum nel contesto della produzione bizantina dei reliquiari della Vera Croce. Le caratteristiche materiali e la funzione di quest’opera sollevano al contempo una questione di assoluta rilevanza. Infatti, ragioni liturgiche oltre che di necessaria conservazione, imponevano sempre a Bisanzio la copertura della reliquia all’interno della sua teca, limitandone l’esposizione a determinate occasioni. Appare lecito domandarsi quindi in che modo, nella sua primitiva conformazione, la stauroteca di Cortona riuscisse ad assicurare questa condizione. L’attuale sistemazione dell’opera, esibita a mo’ d’icona all’interno di una cornice montata alla sommità di un tabernacolo realizzato tra Cinquecento e Seicento, non aveva consentito sino ad ora di accertarne le carattristiche strutturali e discutere eventuali proposte ricostruttive sul suo assetto originario. In questo lavoro si è tentato di passare al vaglio alcune possibili ipotesi, sulla base della ricognizione diretta effettuata sull’opera e grazie al supporto di un dossier fotografico, appositamente realizzato, che ha consentito di rendere per la prima volta visibile in modo completo il reliquiario cortonese.
